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 Oggetto del messaggio: Victor Hugo - I miserabili
MessaggioInviato: lun mar 07, 2005 12:33 pm 
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Pirata
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Iscritto il: gio dic 23, 2004 4:19 pm
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Per vostra somma gioia, ritorno a recensire libri, miei feticci irrinunciabili. Vi mancavano le mie somme dissertazioni sulla pagina stampata? Sicuramente, perché io scrivo divinamente e, soprattutto, sono modestissimo... :mrgreen:

Dunque, ci ho messo un po', ma in questa domenica di fine febbraio ad assetto climatologico variabile ho terminato I miserabili del buon Victor Hugo.

Non nego di essere rimasto affascinato da due figure, che trovano nella morte, seppur in circostanze diverse, una sorta di redenzione totale dal mondo che li circonda. Il primo è ovviamente Jean Valjean, con la sua entusiasmante parabola umana, la sua ascesa dagli abissi del Male (ma, in fondo, cos'avrà fatto di così grave? neanche fosse il nostro premier...) alla sommità del Bene. Da Digne e le Alpi francesi alla capitale, percorrendo la spina dorsale della Francia. Jean Valjean è quello che a volte vorrei essere: indistruttibile, generoso, forte fisicamente e d'animo, teso ad aiutare il più possibile le persone in cui crede. L'atto della confessione a Marius nelle pagine finali lo rende ancor più grande, di fronte soprattutto alla piccolezza morale dei personaggi che gli stanno attorno. Il secondo è Javert, che mi ha lasciato un'impressione tutto sommato positiva: è vero che perseguita con accanimento Jean, ma lo fa solo in nome di un ideale di giustizia terrena di cui si erge a rappresentante. Quando però rinuncia definitivamente ad arrestarlo, dimostra la grandezza che hanno solo certi vincitori: ha catturato la preda, ma la lascia andare, riconoscendo che la sua vittima preferita gli ha comunque salvato la vita. Piuttosto che cedere alla tentazione di arrestare definitivamente Valjean, Javert preferisce buttarsi nella Senna.

In compenso la squallida immoralità e furfanteria di Thenardier spicca lungo il corso del romanzo. Thenardier è odioso addirittura più di Uriah Heep o Bounderby nei romanzi dickensiani: viscido, traditore, falso e violento. Eppure alla fine sarà quello che riuscirà ancora a sopravvivere, andando oltreoceano, con una sostanziosa buonauscita economica da parte di Marius, e rifacendosi una vita come negriero. Però Thenardier è anche uno sprovveduto ignorante e lo dimostra il modo in cui, involontariamente, permette a Marius si sapere la verità su Jean Valjean.

Già... e Marius e Cosette, con la loro storia d'amore a lieto fine, con tanto di nozze fastose? Marius inizialmente mi stava simpatico, ma alla fine mi ha deluso nell'atteggiamento di fronte alla confessione di Jean Valjean. Cosette, la brava, piccola e dolce Cosette, si trasforma in una stupida viziatella subito dopo le nozze ed è memorabile inl modo in cui l'autore evidenzi, attraverso alcuni discorsi diretti, questa trasformazione. La buona fanciulla diventa in poche righe una cretina da competizione.

Un meraviglioso affresco storico di un'epoca complessa come la Restaurazione, dove le vicende di persone a loro modo misere si intrecciano con avvenimenti più grandi di loro. Si parte da Waterloo (benché il romanzo inizi in realtà in un periodo successivo), con pagine tutt'altro che leggere sulla battaglia che segnò il destino di Napoleone, e si arriva al 1833. Ogni digressione però non risulta mai fine a sé stessa: se sui campi di battaglia belgi compare proprio il furfante Thenardier che "salva" la vita al padre di Marius, anche le lunghe tiritere sui conventi, sui monelli, sulle fogne parigine o su Luigi Filippo hanno sempre lo scopo di introdurre il lettore nell'ambiente che sta per visitare. Nulla è lasciato al caso e una galleria di personaggi entra ed esce dal romanzo con tecniche da far invidia ai migliori sceneggiatori: quelli sopra descritti non sono che una minima parte potrei starci delle ore a descrivere le mie impressioni sulle figure incontrate, dal vescovo di Digne agli idealisti dell'ABC fino al curioso reazionario Gillenormand.

Imperdibile!


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MessaggioInviato: lun mar 07, 2005 3:42 pm 
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Iscritto il: mar dic 16, 2003 3:14 pm
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Località: Alessandria
l'ho letto tempo fa e ammetto di nn averlo terminato...però ricordo anch'io di essere rimasta fortemente colpita dalla figura di Javert,che passa la sua intera vita a inseguire un uomo con una tenacia invidiabile per rendersi conto solo alla fine,di aver consumato tutta la sua esistenza all'inseguimento di un "innocente",una persona buona disposta persino a salvare la vita del suo persecutore...una figura stupenda a mio avviso,forse la migliore del romanzo.


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MessaggioInviato: lun mar 07, 2005 3:46 pm 
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Olandese Volante
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Iscritto il: ven nov 21, 2003 7:05 pm
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Io ho sempre preferito Notre Dame de Paris alle avventure di quei quattro straccioni. :mrgreen:

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Nel forum ci sguazzo come un bisonte insaponato sui binari del metrò.
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MessaggioInviato: lun mar 07, 2005 4:05 pm 
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Iscritto il: mar dic 16, 2003 3:14 pm
Messaggi: 4291
Località: Alessandria
beh,Notre-Dame De Paris è semplicemente FANTASTICO,niente da obiettare!!! :wink:


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MessaggioInviato: lun mar 07, 2005 9:06 pm 
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Uncino

Iscritto il: gio gen 20, 2005 12:40 am
Messaggi: 91
massiprof ha scritto:
lunghe tiritere sui conventi, sui monelli, sulle fogne parigine o su Luigi Filippo


E massiprof ha anche scritto:

"Nulla è lasciato al caso"...

... purtroppo :P


Capisco l'essere funzionale, ma credo che in Hugo vi sia molto di più che amore per la divulgazione... lui speculava virtuosisticamente sulle sue molteplici digressioni... la battaglia di Waterloo è stata estenuante... insomma, va bene essere prolissi, ma lui era veramente un presuntuoso nel credere che l'avrebbero letto nonostante (o meglio, _proprio per_) le sue doti di divagatore...
Mi pare fra l'altro che Balzac (ma potrebbe essere stato qualunque altro scrittore dell'epoca, o post Hugo), alla domanda "qual'è il maggior esponente della letteratura francese?" avesse risposto "Ahimè, Victor Hugo"... beh, condivido appieno :wink:

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"Non sono cattolico. Sono egoteista ortodosso." Pablo Tusset


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 Oggetto del messaggio: Re: Victor Hugo - I miserabili
MessaggioInviato: lun gen 23, 2017 2:55 pm 
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Olandese Volante
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Iscritto il: gio lug 26, 2007 11:49 am
Messaggi: 2059
Località: Ziano Piacentino
Difficilissimo recensire un libro del genere ma parto da un'osservazione che mi è stata fatta da un amico mentre giravamo per Parigi, ormai 9 anni fa: "Ci sono dei libri che un appassionato di lettura non può non avere letto".
Questo è uno di quei libri.

La trama
I Miserabili è un romanzo di denuncia dell'ingiustizia sociale della francia del XIX secolo. I personaggi principali vengono tutti dagli strati più bassi della società. Il ritmo del racconto è incalzante perché quando sembra che questi poveracci abbiano trovato un po' di rispiro, succede sempre qualcosa che dissesta di nuovo gli equilibri. Non c'è mai pace. Chi ha sbagliato una volta nella vita, non può mai redimersi, non può mai vivere degnamente in società, non importa quante buone azioni abbia compiuto. L'ho trovato coinvolgente e molto toccante, in diversi punti mi sono salite le lacrime agli occhi. Ho sottolineato tantissime frasi e credo che un giorno lo vorrò rileggere.

Lo stile
Nel libro le parti "narrative" (ovvero quelle in cui sono raccontate le vicende dei personaggi) si alternano a parti "descrittive" in cui lo scrittore parla di fatti storici, filosofia, politica, mode parigine, discorsi da salotto, divagazioni varie, interrompendo continuamente lo scorrere del racconto.
Questo lo avevo già notato in "Notre Dame de Paris" e lo avevo trovato abbastanza irritante. Nei Miserabili, questo modo di scrivere, fino ad un certo punto non è stato fastidioso, ma man mano che progredivo lo diventava sempre di più. Lo so che nulla è stato messo lì a caso, ogni pagina è stata scritta per creare il contesto in cui si muovono i personaggi, ma tutte queste descrizioni rallentano inesorabilmente la lettura.
Nei post precedenti si parlava dei capitoli relativi alla battaglia di Waterloo e alle fogne di Parigi, come parti più noiose del libro, invece la parte che io ho trovato veramente di una noia mortale è quella sui conventi. E poi ho fatto tantissima fatica anche nella parte sulle sommosse di Parigi, forse perché vedevo avvicinarsi la fine, ma la storia non andava avanti perché continuava a perdersi in descrizioni, dettagli, discorsi e io volevo solo sapere che fine avrebbero fatto Jean Valjean, Cosette e Marius...

L'edizione
L'ho letto in edizione I Mammut della Newton. Mi è stato regalato e non potevo farci molto, io avrei sicuramente scelto un'altra edizione, magari in 2 volumi.
Questo è scomodissimo da leggere, troppo grande da tenere in mano, senza contare che essendo grande si ha l'impressione di non andare avanti perché ci si mette tanto a leggere una pagina. Senza logica le note a pié pagina. Di certe voci in latino/personaggi c'è la nota, di altre invece no.
Non mancano i refusi, ma l'ho trovato comunque scorrevole.

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