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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: A.C. Bomann, L'ora di Agathe
MessaggioInviato: mar gen 07, 2020 5:49 pm 
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Olandese Volante
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Iscritto il: gio apr 05, 2007 2:19 pm
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Località: Padova
Succede poco in questo romanzo, eppure il ritmo è incalzante e l'esperienza di lettura permane ben dopo averla terminata. In un certo senso mi ha ricordato “Stoner”, ma per quanto sia permeato di una tristezza in effetti non dissimile, il suo messaggio è decisamente più luminoso e foriero di speranza.
Il protagonista è uno psicoterapeuta prossimo alla pensione: annoiato dai suoi pazienti che quasi non ascolta più ed amareggiato dall’avanzare dell’età e dei relativi problemi di salute, conta letteralmente le ore di terapia che gli restano prima di terminare la sua attività.
Aspetta e fa il conto alla rovescia, ma di fatto nulla lo attende dopo la pensione e ci si chiede presto che forma avranno le giornate di quest’uomo anziano e solo, i cui unici scambi verbali sono quelli con i suoi mal sopportati pazienti.
Sarà l’incontro con una paziente che non avrebbe voluto seguire (la Agathe del titolo appunto) e il marito della sua segretaria a far smuovere qualcosa in lui. Le due persone che era deputato ad aiutare alla luce della sua competenza saranno quelle che finalmente gli consentiranno di riflettere - forse per la prima volta- su di sé dopo avere tanto ragionato sugli altri.
Questo è lo spunto che porta il lettore stesso a chiedersi quale sia il senso che ognuno attribuisce al proprio lavoro e in virtù di cosa si sceglie quanto spazio concedergli all’interno della propria vita; insieme al protagonista si ragiona sul come mai – anche se forse non sempre e non tutti – si può tendere a dimenticarsi del presente per il troppo concentrarsi su un futuro che ci ostiniamo a ritenere depositario di felicità o realizzazioni.
Breve, ma intenso: bello!

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Nous habiterons une maison sans murs, de sorte que partout où nous irons ce sera chez nous- J.Safran Foer, Extrêmement fort et incroyablement près

E finalmente lui pronunciò le due semplicissime parole che nemmeno una montagna di arte e ideali scadenti potrà mai screditare del tutto. I. McEwan, Espiazione

Sempre Francesina, anche su Anobii


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