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 Oggetto del messaggio: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mar apr 27, 2010 11:06 pm 
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Olandese Volante
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Ho lasciato trascorrere qualche giorno dal termine della lettura, ma ancora ho le idee piuttosto confuse al riguardo. Sono convinta che lo si possa definire come un romanzo di formazione, ma in termini sui generis.
Perché un dato che mi ha colpita molto (e mi piacerebbe su questo punto confrontarmi con altri lettori per scoprire se si tratta solo di un’impressione) è che la “formazione” abbia coinvolto in primo luogo l’autrice e non si riferisca solo ai protagonisti del romanzo. Cioè: mi sembra che la scrittrice della parte finale non sia più la stessa dell’incipit, come se il percorso compiuto nello scrivere il romanzo l’avesse trasformata, sviluppando il modo di esprimersi molto più di quanto appaiono sviluppate le figure che popolano la storia (e non credo, in questo, di essere stata influenzata dal fatto che si tratti di un romanzo di esordio).
L’avvio del romanzo mi è sembrato, infatti, piuttosto lento e disarticolato, e non mi riferisco alla trama, che è piuttosto lineare nella sua drammaticità (e nella sua scarsa originalità), ma proprio alla tecnica espressiva. Forse l’intento di approfondire le figure delle due protagoniste e dei personaggi di contorno è stato perseguito con un indugiare eccesivo (a tratti direi morboso) sui turbamenti emotivi delle due amiche, con un ricorso esagerato a figure stereotipate, con dialoghi e “svolte” nella trama che appaiono poco verosimili visto il contesto……. uno stile più maturo avrebbe forse attenuato l’impressione di artificiosità che ho percepito a più riprese. Ed avrebbe attenuato anche l’effetto di frammentarietà che deriva dall’assistere ad una serie di “inquadrature” giustapposte l’una all’altra, scelta strutturale che se da un lato può concorrere a dare l’idea di un romanzo corale, necessita però di una struttura espressiva adeguata a saldare le diverse immagini in un quadro compiuto.
Sul finire del libro invece questa impressione è diminuita: forse per il concentrarsi della trama in un ambito più circoscritto, forse perché ormai poteva dirsi concluso il lavoro di descrizione dei personaggi e dell’estremo degrado sociale in cui le loro vicende sono ambientate, ho trovato l’espressione più fluida. E anche l’accentuarsi del contrasto tra le parti di discorso diretto (caratterizzate da espressioni adolescenziali, poco colte quando non addirittura volgari) e le parti di discorso indiretto (con espressioni anche poco comuni ma non eccessivamente e artificiosamente ricercate) mi è sembrato una scelta adeguata a simboleggiare i molti contrasti tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è, anche in realtà “difficili” come quelle descritte. Mi ha lasciata perplessa però la conclusione, che ho trovato piuttosto improbabile e anche avulsa dall’atmosfera di crudezza o quanto meno di pessimismo senza via di scampo che aveva improntato tutta la storia fino a quel momento.
In estrema sintesi: se l’autrice avesse calcato meno la mano (a volte sembra un reportage sui quartieri più degradati piuttosto che un romanzo) sulle tematiche sociali, avesse dato maggiore spazio ad un minor numero di personaggi, avesse limitato la “casistica” di violenza/ignoranza/incapacità di reagire a cui assistiamo (dalla droga alla violenza domestica, dalla leggerezza o ingenuità nell’affrontare i rapporti interpersonali alle condotte penalmente rilevanti, dallo squallore dei bar e dei ritrovi abituali dei ragazzi fino ai locali equivoci in cui si esercita la prostituzione……..non manca proprio niente !) questo romanzo mi sarebbe piaciuto molto di più. Ma pur sempre di romanzo di esordio si tratta, quindi penso che l’atteggiamento migliore sia quello di attendere altri lavori di questa scrittrice, e riconsiderare semmai in prospettiva quelli che a mio modesto avviso appaiono ora come punti deboli: potrebbero essere semplicemente frutto di inesperienza (oppure di una precisa scelta editoriale volta a “marcare” anziché correggere il tratto acerbo di una scrittrice esordiente).

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mer apr 28, 2010 12:14 am 
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Ce l'ho in libreria da un paio di settimane, non l'ho ancora letto ma non ho resistito alla curiosità di leggere la tua recensione :D

Su aNobii non ho letto commenti molto positivi, soprattutto in relazione allo stile "acerbo", vedremo come si rivelerà a lettura ultimata :wink:

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mer apr 28, 2010 8:00 am 
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Olandese Volante
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Per fortuna, allora, non mi sono lasciata andare con lo spoiler selvaggio !

Ora sono io curiosa di sapere cosa ne pensi :D

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mer apr 28, 2010 2:00 pm 
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Ripasso di qui a lettura ultimata :yes!:

:wink:

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mer mag 18, 2011 10:09 pm 
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Dopo "solo" un anno, finalmente l'ho letto :lol: (peraltro approfittando di un giorno di pausa dallo studio l'ho cominciato stamattina e finito poco fa, fino a metà mi ha davvero presa :eyes: ).

Mi trovo a concordare bene o male con Towandaaa. A fine lettura mi sono fatta l'idea che sia un romanzo un po' sopravvalutato, perché lo ritengo godibile ma non un capolavoro. Sembra che in Acciaio non vi sia quasi una vera e propria trama, al punto di apparire più un reportage sui quartieri popolari che un'opera di narrativa. Ciò che mi ha colpito in modo particolare è la mancanza di rapporti umani tra queste persone, perfino tra vicini di casa, che sembrano non conoscere alcuna solidarietà. Il quadro umano che esce da questo libro è veramente desolante, specialmente per quel che riguarda i giovanissimi: sessualità precoce ed esibita, droga, totale mancanza di valori dalle famiglie, violenza domestica. Non sembra esserci uno spiraglio di speranza se non nelle ultimissime pagine, quasi a dire che crescere in "certi quartieri" equivalga ad essere lasciati allo sbando, a mio parere un'immagine un po' troppo fatalista.
Al di là della denuncia sociale più o meno velata, lo stile è tutto sommato piacevole :wink:

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: gio mag 19, 2011 9:03 am 
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Re del Mare
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lo sto leggendo anch'io, ripasso pure io a lettura ultimata (cit.) spero non tra un anno (ri-cit.) :)
annuncio già che sarò in controtendenza :)

intanto:
towandaaa ha scritto:
In estrema sintesi: se l’autrice avesse calcato meno la mano (a volte sembra un reportage sui quartieri più degradati piuttosto che un romanzo) sulle tematiche sociali, avesse dato maggiore spazio ad un minor numero di personaggi, avesse limitato la “casistica” di violenza/ignoranza/incapacità di reagire a cui assistiamo (dalla droga alla violenza domestica, dalla leggerezza o ingenuità nell’affrontare i rapporti interpersonali alle condotte penalmente rilevanti, dallo squallore dei bar e dei ritrovi abituali dei ragazzi fino ai locali equivoci in cui si esercita la prostituzione……..non manca proprio niente !) questo romanzo mi sarebbe piaciuto molto di più.


lilac ha scritto:
Sembra che in Acciaio non vi sia quasi una vera e propria trama, al punto di apparire più un reportage sui quartieri popolari che un'opera di narrativa.


mi viene in mente il dibattito sul new italian epic, la contaminazione tra generi
http://www.carmillaonline.com/archives/ ... 02612.html

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..."E’ stata la nuova manifestazione di una malattia autoimmunitaria, generata dal nostro stesso organismo culturalmente pigro, che sempre preferisce affidarsi al “salvatore” e all’ “imbonitore” anziché cercare di salvarsi da solo, uno per uno, e poi insieme, nella faticosa e spesso ingrata diligenza del quotidiano."... (V. Zucconi)


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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: ven mag 20, 2011 6:06 pm 
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Come da copione, l'anno prossimo diventerà un film :roll:
http://www.corriereetrusco.it/2011/04/2 ... 9-un-film/

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mar mag 24, 2011 3:33 pm 
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Re del Mare
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allora, avevo promesso una recensione :whistle: , eccola, più o meno (ogni vaneggio sarà da considerare conseguenza della temperatura africana)

a me è piaciuto, sia perché sono abbastanza abituato ai quadri desolanti dell'umanità, avendo letto parecchi noir, sia perché dato un certo argomento, l'adolescenza con i suoi problemi, è facile cadere nel moccismo (anche se devo dire che qualche banalità emerge qui e là). mi ha colpito soprattutto l'ambientazione, in una città che è piombino ma potrebbe essere qualsiasi periferia italiana, stretta tra la fabbrica e il sogno tanto vicino ma tanto lontano dell'elba.

era però da finale del premio strega? per me più no che sì, l'ho trovato un libro godibile e piacevole, non eclatante

non ho capito una cosa detta da towandaaa:
Cita:
uno stile più maturo


è l'opera di esordio di una giovane scrittrice, stavolta veramente giovane, se lo stile fosse stato maturo ci sarebbe parecchio da preoccuparsi secondo me

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mar mag 24, 2011 3:59 pm 
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Olandese Volante
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Quello che intendevo (e ho cercato infatti di concentrare la mia opinione attorno al contrasto acerbo-maturo) è che la scrittrice della parte finale mi è sembrata più matura della scrittrice della parte iniziale. In questo senso, quindi, ho scritto che secondo me la parte iniziale sarebbe stata migliore se fosse stata sviluppata con lo stile dimostrato invece nella parte finale.

E più in generale: sono d'accordo che lo stile più maturo viene raggiunto, nella stragrande maggior parte dei casi, non certo con il romanzo di esordio di un giovane autore........ma perché preoccuparsi nel caso in cui ciò accada / dovesse accadere ? :wink:

Mi vengono in mente, sul momento e pensando ai tempi odierni, due esempi di autori molto giovani che già al loro esordio narrativo hanno dimostrato di non essere "acerbi" (secondo me, naturalmente): Jonathan Safran Foer (classe 1977) che ha pubblicato "Ogni cosa è illuminata" nel 2002 e Nicole Krauss (classe 1974) che ha pubblicato "La storia dell'amore" nel 2005.
L'unico aspetto preoccupante in questi due esempi che ho citato è quello che riguarda le mie finanze, ma questo chiaramente è tutto un altro discorso ! :P

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mar mag 24, 2011 4:13 pm 
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Iscritto il: mar giu 26, 2007 8:11 am
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Cita:
........ma perché preoccuparsi nel caso in cui ciò accada / dovesse accadere


ecco, il verbo che ho scelto non è sicuramente il più appropriato
Volevo dire che apprezzo uno stile grezzo, imperfetto, che poi si modifichi (non necessariamente in modo positivo) col tempo, e che mi farebbe un po' impressione una poco più che ventenne che scrivesse come una persona matura.

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MessaggioInviato: dom mar 30, 2014 5:34 pm 
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Ho appena finito di leggere questo libro, e si è dimostrato l'ennesimo libro brutto che ho preso in mano in questi giorni. Ma questo quantomeno sono riuscita a finirlo, gli altri due invece li ho dovuti abbandonare, complice anche la mole.
Il libro non è scritto male, se si eccettua un terribile strafalcione che non dovrebbe sfuggire a nessun editor, e secondo me nemmeno a nessun autore. Ma che non dirò perché è uno spoiler tremendo.
Tuttavia, questo insistere morboso sulle adolescenze degradate e degradanti di queste ragazzine mi sembra del tutto fuori luogo, e in ogni caso a me non è piaciuto per niente. Come è stato detto, non vedo perché si debba insistere tanto sul degrado, come se in tutti i quartieri popolari non si potesse che avere una vita degradata. Non mi pare che sia così, mi sembra una visione un po' troppo fatalista del mondo. Inoltre il tutto l'ho trovato raccontato in un modo veramente banale e fastidioso nella sua morbosità. Poi il finale non sta assolutamente in piedi, non c'entra niente con tutto il resto.
Non lo ritengo proprio orrendo, ma sicuramente brutto, e non credo che leggerò altro di questa autrice. Per fortuna che l'ho preso quando sul Kindle store era gratuito. Mi sarebbe scocciato spendere soldi per questa patacca.

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mar ott 21, 2014 2:34 pm 
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Corsaro Nero
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Iscritto il: ven dic 03, 2004 3:28 pm
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Località: Milano
Ho appena terminato anche io la lettura, e mi trovo concorde con Towandaaa del fatto che lo stile narrativo muta decisamente nella seconda metà del libro. Io però ho preferito le pagine iniziali, pur con le imprecisioni e le pecche narrative di un romanzo d'esordio. Nella seconda parte mi è sembrato che l'autrice avesse fretta di concludere, che non sapesse più come uscirne e che abbia buttato lì gli episodi che aveva in mente ma un po' scorrelati uno dall'altro, senza curarsi dell'inserimento nel contesto.
Riguardo al quadro sociale che emerge dal racconto, non me la sento di giudicare negativamente tanto pessimismo. E' vero, emerge una periferia degradata e senza speranza di riscatto, però non ho elementi per dire che non sia davvero così. Bisognerebbe crescerci per poter giudicare.
Ringrazio la mia buona stella di esser cresciuta in tutt'altro ambiente sociale e familiare.

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 Oggetto del messaggio: Re: "Acciaio" - Silvia Avallone
MessaggioInviato: mar feb 27, 2018 6:04 pm 
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Località: Ziano Piacentino
Io non l'ho trovato così pessimo.
L'ho letto nel giro di pochissimi giorni, in gran parte durante un lungo trasferimento in aereo.
Gli argomenti trattati sono pesanti, morbosi e sgradevoli, ma ho trovato lo stile scorrevole e non ci sono stati punti in cui mi sono arenata o parti che ho preferito rispetto ad altre. Ero curiosa di vedere come proseguivano le vicende dei vari personaggi e mi aspettavo che prima o poi sarebbe successo qualcosa di irreparabile.
Milonga ha scritto:
E' vero, emerge una periferia degradata e senza speranza di riscatto, però non ho elementi per dire che non sia davvero così. Bisognerebbe crescerci per poter giudicare.

Concordo e mi sono anche chiesta se alcuni episodi siano realmente accaduti, per esempio i vari incidenti sul lavoro.

Alla fine della lettura l'ho abbandonato (senza registrarlo nel circuito bc) perché non è un'opera imperdibile o un libro che vorrò rileggere, sono comunque contenta di averlo letto, soprattutto perché mi ero ripromessa di leggere più autori italiani.

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