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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Cuore di tenebra, Joseph Conrad
MessaggioInviato: lun giu 07, 2010 12:46 pm 
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Iscritto il: mar feb 17, 2004 2:22 pm
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Località: The Noble and Most Ancient House of Black, "Toujours Pur"
Su richiesta :P , posto la mia recensione.

Chissà perchè mi immaginavo qualcosa di molto cruento, e sinceramente sono contenta che non sia stato così. In effetti, il libro parla di violenza, e di luoghi tenebrosi e sconosciuti, ma l'effetto più che "visivo" è psicologico, tanto che in alcuni tratti del viaggio si sente proprio il peso del passaggio attraverso queste foreste che sembrano impenetrabili. Il tema della morte è evidente, sin dalla partenza. Considerando il periodo e le modalità di viaggio, appare chiaro che si parte senza sapere se e come si tornerà. La figura del comandate Kurtz è forte quanto la paura stessa che si respira nell'ultimo tratto del viaggio. Inoltre devo dire che il libro non si appesantisce mai, forse per il fatto di essere un racconto da parte di Marlow. Questo lo rende ancor più reale, poichè un racconto che dura 300 pagine non sarebbe davvero credibile. Devo dire che mi è piaciuto molto.


Grazie a Mimonni per avermelo passato :wink:

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Liz

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 Oggetto del messaggio: Re: Cuore di tenebra, Joseph Conrad
MessaggioInviato: gio mag 03, 2018 11:43 pm 
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Corsaro Verde
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Iscritto il: sab dic 20, 2014 6:22 pm
Messaggi: 830
Cuore di tenebra è stato uno dei libri più complessi che ho mai letto. Tutto il testo è pervaso da una profonda inquietudine. Mentre ci si addentra nel cuore dell'Africa si percepisce che il viaggio che si sta compiendo segnerà un percorso morale, che cambierà la coscienza del protagonista. Certamente c'è la critica al colonialismo che si percepisce dal primo incontro che Marlow ha con la Compagnia. Risalendo il fiume Congo incontra meschini impiegati interessati solo alla propria carriera e ricchezza e completamente incuranti del dolore, della sofferenza che le loro azioni causano alle popolazioni africane, ridotte in schiavitù. L'immagine più scioccante è quella del bosco in cui gli schiavi provati e allo stremo delle forze si trascinano a morire nell'indifferenza generale. Nonostante tutto il libro non è mai cruento, come ci si potrebbe aspettare. Il Male ha l'aspetto di un colletto inamidato, dove la bramosia di ricchezza si tramuta in una crudeltà senza rimpianti e i portatori di "civiltà" sono solo dispensatori di catene. Per tutto il viaggio il protagonista insegue Kurtz. Un personaggio misterioso, inafferrabile, un uomo capace di affascinare e allo stesso tempo terrorizzare. Sembra quasi un fantasma. Kurtz è il peggiore di tutti, il più spietato, quello che raccoglie più avorio e allo stesso tempo è venerato da una tribù. Ha conquistato qualcosa di più del denaro, ciò a cui si aggrappa disperatamente è la sete di potere. Un'altra cosa che mi ha colpito è il ritorno in Europa e l'incontro con la fidanzata di Kurtz. La donna ha un'idea completamente fuorviante dell'uomo ha cui decide di rimanere fedele anche dopo la morte. Questa cecità o inconsapevolezza rappresenta quella della borghesia europea che si beve le sciocchezze colonialiste dei governi occidentali che fingono di portare il progresso alle popolazioni "selvagge" (così come oggi si esporta la democrazia). Conrad racconta una storia antica e sempre attuale. La storia della guerra, della conquista, con la differenza dell'entrata in scena del capitalismo moderno in questo contesto. Qui si svela il più grande artificio del colonialismo, quello che oggi viene definito (con gli stessi fini, spostati in geografie diverse a seconda delle necessità politiche) lo "scontro di civiltà" fra le popolazioni europee e africane. Ma appare evidente che il senso di questo scontro non c'è. Non c'è nessun progresso né materiale né tantomeno morale che gli europei possono portare in Africa. La superiorità della modernità diventa inconsistente perché i loro portatori hanno un cuore nascosto, un cuore di tenebra, che può elargire solo sofferenza e oscurità.

Una nota di demerito va all'edizione e-book che ho letto, piena di refusi snervanti.

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