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 Oggetto del messaggio: Materada - Fulvio Tomizza
MessaggioInviato: ven mag 29, 2015 11:31 am 
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Corsaro Nero
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Iscritto il: sab dic 20, 2014 6:22 pm
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Materada è il primo romanzo di Fulvio Tomizza. Questo libro del 1960 inizia la trilogia istriana dell'allora giovane scrittore, che continua con La ragazza di Petrovia e Il bosco di acacie. Il romanzo è ambientato nella campagna istriana negli anni immediatamente successivi alla II Guerra Mondiale. La famiglia Kozlovic' è una famiglia slava di proprietari terrieri che vive in terra di confine. Il loro territorio era austriaco fino alla I Guerra Mondiale, poi italiano è diventato jugoslavo con la seconda. Il capofamiglia è uno zio avido che utilizza i suoi nipoti come coloni; paga loro il sostentamento ma, seppure anziano e malato, si rifiuta di cedere ai figli del fratello defunto la parte di terra che spetterebbe loro. Con l'inganno e venendo meno agli accordi presi negli anni ha tenuto intestate a suo nome tutte le proprietà e mandato di nascosto tutto il denaro in Italia al figlio, designato come unico erede. I fratelli Kozlovic' e le loro famiglie rischiano dunque di finire per strada e, nel difficile ambiente del regime di Tito, cercheranno la via giusta per ottenere la loro terra.
Tomizza usa a pretesto il racconto di questa famiglia di contadini per descrivere la vita difficile e piena di contraddizioni che si viveva in quegli anni durante il cambio di regime. Il protagonista Franz vive contemporaneamente la condizione di proprietario, per come è considerato in paese, e colono, per come è trattato dallo zio e per come di fatto vive. Per lui i conflitti fra le persone sono conflitti tra caratteri:
Cita:
《Giovanni, ascolta. Mi è venuta un'idea. Forse è niente, ma te la dico prima che mi sfugga. Ci sono due razze, Giovanni; due tipi di uomini. Gli onesti e i disonesti. Prima che scaricavo il vino e vedevo loro due che aspettavano pacifici per farsi poi avanti sul pronto e raccogliere e pretendere, pensai che così avevano fatto anche certi coloni subito nel '45 e che così avevano sempre fatto i grossi padroni di una volta, [...] Non so se mi spiego, Giovanni, ma ci sono due razze di uomini e due modi di comandare e di pretendere, e uno solo giusto e santo di rivoltarsi e alzare la testa; e penso che ciò dipenda dal carattere della persona. Ma io mi sono confuso; forse non mi sono spiegato come volevo》.

L'aria che si respira è un clima di incertezza, in cui i personaggi si interrogano sul futuro della loro terra sotto al nuovo regime. Tutti dovranno scegliere se restare in Jugoslavia o partire per l'Italia. Ne nasce un bel ritratto corale in cui Tomizza sa trasmettere bene l'anima del suo territorio e della sua popolazione con uno sguardo che parte dall'interno della vita contadina. La poesia di Materada è la poesia nostalgica dell'esule o dell'emigrante e di chi ha di fronte un distacco inesorabile. Dalla Terra come patria e dalla terra come vita.

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