Th. Dreiser, Sister Carrie

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francesina
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Th. Dreiser, Sister Carrie

Messaggio da francesina »

Era tanto che non leggevo un testo così “datato” (la prima edizione è del 1900) e ammetto di avere accusato in alcuni passaggi certe digressioni moralistiche o alcuni appesantimenti dovuti in parte allo stile in sé ed in parte alla traduzione dal lessico ormai obsoleto (la mia era una vecchia edizione Einaudi, ma la Elliot ha di recente ripubblicato il romanzo con nuova traduzione), ma Sister Carrie è comunque un romanzo scorrevole e dalla trama avvincente.
L’impianto è classico: è il narratore onnisciente a raccontare la storia della giovane Carrie che, sul finire del XIX secolo, lascia la dimensione modesta della sua famiglia d’origine per trovare un lavoro nella brulicante Chicago, con la speranza di vivere una vita ben più interessante di quella che avrebbe potuto vivere nella pigra realtà di campagna nella quale era nata. Malgrado gli inizi difficili, con un lavoro umile e senza il sostegno emotivo della sorella da cui era ospite, Carrie riesce presto a migliorare le sue condizioni di vita. Il merito va per lo più al suo aspetto gradevole, grazie al quale riesce a fare breccia nel cuore di due uomini di successo che –prima l’uno poi l’altro- le permetteranno di avere abiti curati, appartamenti confortevoli e ritmi di vita sereni.
L’ascesa sociale di Carrie coincide e causa però la graduale ed inarrestabile discesa di Hurstwood, affarista ricco e stimato che per lei perde famiglia, posizione sociale e lavoro. Il cambio di ambientazione, Chicago prima e New York poi, oltre alla maestria con cui Dreiser ha saputo raccontare il graduale inabissamento di Hurstwood e al contrario l’affermazione professionale di Carrie mantengono alta l’attenzione del lettore.
Quello che più mi ha fatto riflettere nel corso della lettura, ma soprattutto a libro chiuso, è come il personaggio di Carrie non mia sia risultato affatto (o comunque non completamente) disprezzabile o antipatico. La si potrebbe infatti definire una figura negativa per l’influenza drammatica che ha sulle vite degli uomini che frequenta, eppure – forse per essere a sua volta lei stessa destinata ad una certa infelicità- non perde quella caratterizzazione positiva che si ha di lei all’inizio del testo, quando ingenua ed insicura inizia a farsi strada nella sua nuova vita.
Nous habiterons une maison sans murs, de sorte que partout où nous irons ce sera chez nous- J.Safran Foer, Extrêmement fort et incroyablement près

E finalmente lui pronunciò le due semplicissime parole che nemmeno una montagna di arte e ideali scadenti potrà mai screditare del tutto. I. McEwan, Espiazione

Sempre Francesina, anche su Anobii

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Gahan
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Re: Th. Dreiser, Sister Carrie

Messaggio da Gahan »

Altro TBR che avevo in casa da secoli.
Altro classico che mi mancava.
Pur essendo un romanzo scorrevole e dalla trama avvincente, non ha avuto su di me una gran presa.
Ho notato che tendevo a perdere concentrazione nelle parti più descrittive e riflessive, e non ho provato simpatia per nessuno dei personaggi.
Carrie mi è sembrata un personaggio piatto, privo di azione, di inventiva e di intraprendenza. Alla fine tutto quello che le succede è frutto del caso o della fortuna, non di chissà quale grande scelta o azione presa per sua volontà. Forse l'unica sua scelta è stata quella di fidarsi di Drouet, ma anche quello non se lo è cercato, le è capitato tra i piedi per puro caso in treno nelle primissime pagine del libro e il resto poi è venuto di conseguenza.
Hurstwood un cretino! Per tutto il libro non ho fatto altro che pensare che se lo fosse meritato.
Ho mal sopportato anche la sorella di Carrie e il marito. Nel vedere come vivevano mi è ritornata in mente la mentalità dei miei nonni, per i quali era impensabile spendere soldi per giocattoli o divertimento, che ti fulminavano se dimenticavi una luce accesa perché bisognava risparmiare! Decisamente altri tempi...

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