un angelo alla mia tavola di j.frame

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Moderatori: aly24j, Therese, Marcello Basie

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zazie
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Messaggio da zazie »

Se fate un ring consideratemi iscritta. Ho visto il film di Jane Campio e mi interessa molto!

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zima
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Messaggio da zima »

Frine: ok, credo lo farò, anche perchè l'idea del ring mi piace molto di più del rilascio definitivo "in the wild". per una innamorata dei libri e della carta come me è sempre un dolore abbandonare libri ad ignoti, al caso, o separarsene del tutto se li si è amati molto. :mrgreen:
ho da sempre un rapporto strano col BC, anche se lo reputo una delle iniziative + belle e positive mai esistite per quanto riguarda l'invito alla lettura e l'aggregazione.
:D
e poi col ring mi sembra ci si scambino cartoline, impressioni e saluti ed è più bello.

della frame non conosco altro
No, non conosco quest'autrice, ma questo libro mi ritorna davanti agli occhi tipo con cadenza regolare..
allora è un segno :)

zazie: bello il tuo avatar, ma di quale film si tratta?

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afrodita
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Messaggio da afrodita »

:P per il ring mi aggiungo allora!

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Babette
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Messaggio da Babette »

Frine ha scritto:Tu cos'altro consigli di suo?
Janet Frame - Dentro il muro

un libro sulla follia, i manicomi, l'elettroshock. A me è piaciuto

Aggiungo una nota su un angelo alla mia tavola. Ne ho un'edizione che mi piace molto (Interni) che è in tre volumi. Uno purtroppo è andato distrutto :uaah!: . C'è stato un periodo che l'ho cercato ma in libreria sembrava diventato introvabile. Stimolata da questo 3d e dal vostro entusiasmo mi sono collegata a gullivertown (.com o .it, non ricordo) e l'ho trovato (non specifica la casa editrice ma ci spero :wink:) tra l'altro in superofferta (sono disponibili anche gli altri due tomi). Tra una decina di giorni il trittico, grazie a voi, non sarà più orfano. :notworthy:

p.s. naturalmente se ci fossero intoppi di qualunque tipo a far partire il bookring, le mi copie sono a disposizione delle loro "madrine" - appena ricomposte ovviamente :lol: :lol:
Un libro dovrebbe essere una sfera di luce nelle mani di chiunque (Ezra Pound)

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zima
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Messaggio da zima »

ciao babette
Janet Frame - Dentro il muro
un libro sulla follia, i manicomi, l'elettroshock. A me è piaciuto
cavolo, allora lo leggerò di sicuro.

l'edizione che possiedo di "un angelo alla mia tavola" è einaudi tascabili, che comprende tutti e 3 i voll. in un unico tomo. è un po' pesante, intendo co me kg... :roll: :wink:

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Babette
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Messaggio da Babette »

E arrivato e finalmente il trittico si è ricomposto :lol:

E' tutto merito vostro, grazie :notworthy: :bounce:
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Lavinia
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Messaggio da Lavinia »

Ho visto solo il film quando ero bambina e mi commosse tantissimo!
...La mente è un universo inesplorato e vagando senza meta rischiamo di smarrirci nei pensieri...

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saturn111
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Re: un angelo alla mia tavola di j.frame

Messaggio da saturn111 »

Quando leggerò di nuovo un'autobiografia così bella? Mai? È probabile. Janet Frame ha scritto un testo densissimo, ricco di immagini. Descrive una Nuova Zelanda agricola, povera e senza uno stato sociale; una società altamente conformista dove l'inclinazione alla scrittura è vista come una stranezza da manicomio. È proprio in questi ultimi che la scrittrice passerà alcuni anni della sua vita. Questo però, per me, non è un libro che parla di schizofrenia. Parla di estraneità. Del disagio della diversità. Parla di letture e dello sviluppo dell'immaginario. Di una lettrice e di una scrittrice. Ci descrive il suo mondo interiore che così difficilmente riesce a mostrare agli altri nella vita di tutti i giorni. Ed è proprio questo che stupisce. La candidezza e spontaneità con cui si racconta in contrasto con la sua timidezza accentuata dal rifiuto degli altri di cercare di conoscerla per come è invece che per come vorrebbero che fosse. Il libro ci mostra il percorso che ha portato Janet Frame a essere accettata come scrittrice anche nel suo paese. Lo stile in cui è scritto è molto personale, anche poetico. Per la sua capacità di introspezione, può essere definito anche come romanzo psicologico. Per il genere, per la scrittura è un libro che mi è piaciuto davvero tanto. Anche per come descrive un paese differente nei suoi elementi naturali, nella sua mentalità da paese coloniale, ma in parte simile nel conformismo e nell'arretratezza con cui si tratta la diversità.
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I limiti esistono soltanto nell'anima di chi è a corto di sogni

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Sonnenbarke
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Re: un angelo alla mia tavola di j.frame

Messaggio da Sonnenbarke »

Circa un anno fa ho letto Faces in the Water di Janet Frame, che mi ha colpito molto visto il mio interesse per le malattie mentali. Il libro era così bello e così dichiaratamente autobiografico, per quanto romanzato, che ho deciso di acquistare e leggere l’autobiografia dell’autrice.

Mi aspettavo di trovare un racconto dettagliato, oltre che della vita dell’autrice, anche di quegli otto anni passati in manicomio, che non sono affatto pochi. Invece l’autrice si limita a pochi cenni, affermando di avere già raccontato l’esperienza in dettaglio in Faces in the Water. È giusto, per carità, che dedichi molto spazio al resto della sua vita, perché una persona non è un’etichetta, tanto più una persona come Frame che è stata diagnosticata per errore. Però questo libro non è stato quello che mi aspettavo che fosse.

Frame è stata diagnosticata intorno ai vent’anni con un’etichetta terribile: schizofrenia. Questo dopo un tentativo di suicidio. È evidente dunque che Frame soffrisse di qualche tipo di problema, probabilmente depressione, ma in seguito a Londra le fu reso noto, dopo varie approfondite valutazioni, che non aveva mai sofferto di schizofrenia. Nonostante questo Frame passò otto anni della sua vita in manicomio (perché allora in Nuova Zelanda e non solo era proprio un manicomio, non un ospedale psichiatrico), subendo più di duecento elettroshock e arrivando a un passo dalla lobotomia, operazione a cui si decise di non sottoporla più quando si scoprì che l’autrice aveva vinto un premio letterario.

La vita che racconta Frame nella sua autobiografia è piuttosto noiosa e priva di interesse per chi come me non è un fan dei suoi libri (avendone letto appunto solo uno) ma volesse solo sapere della sua presunta malattia mentale.

Ma quello che mi ha dato più fastidio di tutto è un’altra cosa: all’autrice viene fatta questa diagnosi terribile, e lei giustamente si documenta sulla sua presunta condizione, leggendo tutto quello che può sulla schizofrenia. Ebbene, a quel punto, una volta edotta, Frame decide di fingere i suoi sintomi (lo dice lei stessa), ed è proprio questo a condurla in manicomio. A me questa sembra un’aberrazione, nonché una mancanza di rispetto nei confronti di chi di malattie mentali soffre davvero – e sapete bene che di questo gruppo io faccio parte. È evidente che, se ha deciso di fare così, l’autrice aveva senz’altro qualche problema, ma a me sembra incredibile e, ripeto, odioso.

L’unica vicinanza che ho sentito nei confronti dell’autrice è stato quando le hanno “tolto” l’etichetta di schizofrenica, quando lei dice che si sente come spogliata da qualcosa che l’ha definita e caratterizzata per lunghi anni della sua vita. È successo anche a me proprio recentemente, quando sono stata spogliata dell’etichetta di bipolare, portata per 10 anni, sebbene me ne sia stata subito cucita addosso un’altra, più rispondente alla realtà. Ma ho provato anche io quel senso di sconforto, quel dire “bene, e ora sono nuda”.

A parte questo episodio non ho sentito mai nessuna empatia nei confronti dell’autrice, che anzi risulta piuttosto antipatica da quanto è sprovveduta.

So che con questa recensione mi attirerò le ire dei fan, perché ho sempre sentito parlare solo bene di questo libro, ma questo è il mio pensiero, e non ho potuto né voluto censurarmi.

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