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MessaggioInviato: lun giu 04, 2018 5:50 pm 
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Olandese Volante
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Località: Peccioli (Pisa)
Il primo romanzo (“La strada del ritorno è sempre più corta”) mi era piaciuto molto, lo avevo trovato originale e fresco, sia nella trama che nel linguaggio. Questo invece, ad eccezione di alcuni passi che mi hanno colpita positivamente e mi hanno fatto riconoscere la scrittrice che ricordavo dal precedente, dal punto di vista dello stile, mi è sembrato un po’ troppo carico: di frasi a effetto “cercate” e non spontanee, di ritmo sincopato. Fino a un certo punto ciò può apparire funzionale a un romanzo che si snoda a capitoli alternati, molto brevi, tra un passato recente che ci racconta il fatto scatenante del blocco che ha colpito il protagonista e un presente che lo vede nel tentativo di ricostruire e superare il tutto.
Ma il limite che secondo il mio personalissimo gusto sarebbe stato adeguato è stato superato più volte. Ho percepito questa sensazione, senza riuscire a darle un nome, per tutto l’arco della lettura; quando poi alla fine ho letto i ringraziamenti ho capito: la sua prosa si è troppo “gamberalizzata”. E già trovo che spesso la Gamberale esageri….. figuriamoci cosa penso di chi sembra volerla imitare !
Molto belli alcuni quadretti su personaggi minori, se non pure e semplici comparse, di cui la scrittrice, servendosi del tramite dei pensieri del protagonista, ricostruisce vita e abitudini con poche e dense osservazioni (come quello della signora con il carrellino della spesa).
Mi è piaciuto pure l’explicit.
Ma ritengo che sarebbe sempre meglio non abusare di frasi che colpiscono solo in prima o seconda battuta, mentre dalla terza in poi finiscono solo per appesantire e per dare l’idea di un vuoto che non si è stati capaci di riempire altrimenti. Un esempio ? Eccolo:
“Chi gli resisteva accanto sperava che a un certo punto, poi.
E in effetti a un certo punto, poi."

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