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Autore Messaggio
MessaggioInviato: ven giu 15, 2018 3:16 pm 
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Re del Mare
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Iscritto il: gio apr 05, 2007 2:19 pm
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Le mie aspettative nei confronti di quest’autrice erano talmente tanto alte che mi spiace proprio essere rimasta così perplessa dalla lettura di questo romanzo. E’ certamente possibile che mi sia approcciata alla Oates dal testo sbagliato per cui mi riprometto di non far passare troppo tempo prima di prendere in mano “Una famiglia americana”.

Le ragazze del titolo sono due coinquiline, studentesse di un prestigioso college progressista di Filadelfia: la bianca è Generva, discendente niente meno che dei fondatori dell’Istituto, figlia di una ex-hippie e di un avvocato impegnato in maniera poco ortodossa nel sociale e per questo nei guai con polizia e FBI; la nera è invece la scostante ed altezzosa Minette.
Il romanzo è incentrato sul rapporto tra le due ragazze o, meglio, sui tentativi che Generva compie per avvicinarsi a Minette e su cosa ci sia dietro questo morboso desiderio di stringere un legame con la sua coinquilina che, di rimando, la ignora del tutto. I fatti sono raccontati dalla stessa Generva in due momenti diversi della sua vita: all’epoca dei fatti, nel 1975, e poi nel 1990, quando in stile memoir la narratrice protagonista racconta la sé adulta e rende noto quanto accaduto al college.
La mia perplessità nasce in parte dai due personaggi femminili: se, infatti, provare una qualsiasi forma di empatia per Minette è davvero impossibile, nel mio caso dopo qualche decina di pagina è sfumato anche l’interesse per Generva e per la sua complessa ed ingombrante famiglia. Al tempo stesso non sono ben riuscita a capire il posto che avrebbe dovuto occupare la tematica del razzismo: Minette è infatti al centro di alcuni controversi episodi di odio razziale, ma soprattutto di molte chiacchiere. Dimostrazione che ancora nel 1975 e pure in un college fautore del progresso sociale la distinzione tra bianchi e neri c’era eccome (come del resto tutt’oggi, temo).

_________________
Nous habiterons une maison sans murs, de sorte que partout où nous irons ce sera chez nous- J.Safran Foer, Extrêmement fort et incroyablement près

E finalmente lui pronunciò le due semplicissime parole che nemmeno una montagna di arte e ideali scadenti potrà mai screditare del tutto. I. McEwan, Espiazione

Sempre Francesina, anche su Anobii


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