Dolores Claiborne, Stephen King

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Gahan
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Dolores Claiborne, Stephen King

Messaggio da Gahan »

Quando lessi per la prima volta questo libro (sarà stato il '95, massimo '96) mi era rimasto impresso soprattutto per l'argomento.
Questo è uno dei libri di Stephen King in cui il paranormale è completamente assente, però per me è lo stesso un libro dell'orrore, perché racconta l'orrore quotidiano vero e reale.
Dolores Claiborne è infatti una storia di violenze domestiche.
Da anni al mio gruppo di lettura mi prendono in giro per questa mia passione per Stephen King, ma alla fine sono riuscita a convincerli a provare a leggere qualcosa e ho proposto questo libro (e questo è il motivo per cui l'ho riletto ora) perché volevo appunto dimostrare che King non scrive solo libri su mostri e vicende soprannaturali, ma soprattutto che è un eccellente narratore.
Il libro è un lungo monologo, pronunciato dalla protagonista (la donna il cui nome è anche il titolo del libro) in una stazione di polizia. Gli altri personaggi (compresi gli agenti che ascoltano la sua spontanea deposizione) li conosciamo solo attraverso la voce di Dolores. Non ci sono capitoli, sezioni, sottosezioni o linee bianche che intervallano il testo. C'è soltanto un lungo fiume di parole che procede ininterrotto per circa 260 pagine. Anche questo è insolito per King. Lo stile è colloquiale e sgrammaticato, come si addice al livello culturale della protagonista, che in italiano è stato reso principalmente con l'uso sbagliato dei congiuntivi.
Oltre allo stile, altro punto di forza del libro è l'approfondimento psicologico dei due principali personaggi femminili (Dolores e Vera Donovan).
È incredibile come King abbia saputo immedesimarsi e raccontare questa storia dal punto di vista di una donna.
L'avevo divorato alla prima lettura, e questa seconda non è stata da meno, nonostante ricordassi abbastanza bene la trama e sapessi già come andava a finire.
Per me resta uno dei maggiori successi di King.

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