"Quel che si vede da qui" - Mariana Leky

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Towandaaa
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"Quel che si vede da qui" - Mariana Leky

Messaggio da Towandaaa »

Come in tutte le favole (perché proprio questo è) ci sono personaggi identificati in modo generico pur avendo un ruolo fondamentale (avete presente il cacciatore di Cappuccetto Rosso ? Ecco cosa intendo quando penso all’ottico di questo romanzo); ci sono situazioni in cui ogni lettore sarà tentato di vedere qualcosa che lo riguarda, e lo riguarda in modo diverso da quello che vale per qualsiasi altro lettore; ci sono momenti di tristezza edulcorati e momenti di allegria smorzati, perché così sono le favole, o almeno, le favole che piacciono a me; ci sono metafore più o meno nascoste, e sta alla sensibilità del lettore scoprirle, o evitarle (perché anche questo accade con le favole che possono far male al cuore) o cercare di decrittarle, con i risultati che si immaginano i più diversi non solo tra lettore e lettore, ma anche per lo stesso lettore in momenti diversi della propria vita. Già, perché questo è anche un libro che si presta ad essere riletto, che promette di avere da dare qualcosa anche quando non è più una scoperta.
Una famiglia un po’ sui generis (ma neanche poi tanto): una ragazzina-donna in divenire, una nonna con poteri soprannaturali (la facoltà di prevedere la morte di qualche compaesano a seguito di un sogno particolare che la vede insieme a un okapi), un padre che ha un solo suggerimento da dispensare (quello di far entrare un po’ di mondo nella vita di ognuno) e lo mette in pratica andandosene in giro per il mondo a cercare se stesso, una madre innamorata di un altro. E attorno a loro un paese-famiglia di cui fanno parte l’amico del cuore Martin, l’ottico, il bottegaio, una prozia, e altri ancora. Ognuno al tempo stesso sponda di appoggio per altri, pupillo da amare, seguire, proteggere, nelle alterne vicende comuni, come sono sempre le vicende umane fatte di amore, crescita, cambiamento, delusione, felicità, morte.
E ti sorprendi a intravedere, in mezzo a queste vicende, alcuni simboli, a ricercarli anche nella tua vita, a pensare e riconoscere che sì, oppure no, anche a te è successo qualcosa del genere. Uno su tutti: la casa di nonna Selma. Costruita storta dal marito di lei (al punto che piccoli oggetti rotondi rotolano sul pavimento, e che la libreria risulta troppo disallineata per essere accettata dal ragazzo che si innamora della giovane protagonista) e addirittura con la zona centrale della cucina, cuore e fulcro dell’intera abitazione, delimitata da segnali rossi di invalicabilità in quanto pericolante. Eppure nessuno, in anni e anni, ha mai messo mano alla riparazione: tutti si attengono all’imperativo di non oltrepassare la linea, ma accettano al tempo stesso l’ineluttabilità del pericolo. Se non è una metafora potente di quanto ci sia di inevitabile nella vita, contro cui l’unica strada da intraprendere è quella dell’accettazione e della modifica del proprio modo di agire per conformarsi a ciò che non si può cambiare, ditemi voi … Ma forse ciò è solo quello che ci ho visto io. E il confronto con altri lettori porterebbe ad altre analisi.
Un romanzo insomma da smontare e rimontare, per chi cerca significati nascosti, ma anche da leggere lasciandosi portare dalla corrente fatta ora di allegria ora di malinconia, ora di tristezza. Tra la commozione e il sorriso.
Tra le pagine che più mi hanno colpita annovero quelle dedicate alle molte lettere solo iniziate dall’ottico, innamorato di Selma e mai prima dichiaratosi a lei (che le accoglie così: “Grazie di avermi portato così tanti inizi proprio alla fine […] e grazie di non avermi detto niente per tutta la vita. Forse se l’avessi fatto non avremmo potuto trascorrerla insieme”); quelle in cui le parole “sempre” e “mai” vengono riconosciute come indici della straordinarietà della situazione, in base all’uso generoso o parco che se ne faccia; e tutte quelle brevi espressioni che fulminano il pensiero di chi legge una storia non solo per sapere come va a finire: ne elenco solo alcune, ma la scelta è stata difficile.
- “Decisi che da grande lo avrei sposato, perché capii che l’uomo giusto era quello che risparmiava alla propria donna lo spettacolo inesorabile del mondo che fa il suo corso”
- [dopo uno scampato pericolo] “Erano felicissimi e si ripromettevano di provare gioia e gratitudine per qualsiasi cosa in futuro, per il semplice fatto di esistere ancora. Ad esempio si ripromettevano di gioire appieno dello spettacolo offerto dal sole mattutino tra i rami dei meli. Se lo erano già ripromessi più volte, magari quando una tegola li aveva mancati o quando erano scampati a una brutta diagnosi su una possibile malattia. Ma dopo un breve periodo di gioia e gratitudine capitava sempre che si rompesse una conduttura idrica o arrivassero le spese condominiali, e allora la gioia e la gratitudine si annacquavano in fretta, nessuno era grato di esistere, tutti si irritavano perché esistevano pure le condutture rotte e le spese condominiali, e i raggi del sole tra i meli potevano andare a farsi benedire”
- “Era felice di poter spiegare qualcosa in un periodo in cui le spiegazioni attendibili scarseggiavano, non perché nessuno volesse darne, ma perché nessuno ne aveva”
- “Ci saranno momenti in cui ti chiederai se hai fatto almeno una cosa giusta nella vita […] In genere è una domanda che emerge molto tardi nella vita. Non so se a quel punto io e Selma ci saremo ancora. Perciò te lo dico adesso: quando sarà il momento, quando questa domanda farà capolino e non ti verrà subito in mente una risposta, ricordati che hai dato tanta felicità a me e a tua nonna, così tanta da bastare per una vita intera”
- “ – Ora siamo completamente soli – dissi. […] – Nessuno è solo finché può parlare al plurale – sussurrò”
(Lo so: rileggerle ora così, fuori dal contesto, non rende loro giustizia, sembrano sdolcinate. Ma non è così leggendole nel corso di questo romanzo multiforme. Come l’okapi, l’animale che sembra un puzzle tra la zebra, il tapiro, la giraffa e il capriolo e che quando appare in sogno a Selma è presago di morte imminente. E come la vita).
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S. Bersani, Pacifico, F. Guccini - Le storie che non conosci (Io leggo perchè - 23 aprile 2015)

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