"Ah l'amore l'amore" - Antonio Manzini

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Towandaaa
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"Ah l'amore l'amore" - Antonio Manzini

Messaggio da Towandaaa »

Un episodio che definirei interlocutorio, per una serie di motivi.
La componente gialla mi è parsa più semplice, ai limiti dell’autorisolutivo, ma non è questo il punto principale da considerare. Se sei affezionato come lettore a Rocco e al suo clan, ciò significa che ti fa piacere anche seguire l’evoluzione dei personaggi seriali, che il giallo è solo un quid pluris, una circostanza che li vede operare mentre sono parallelamente presi anche dalle proprie vicende personali.
Il mood di Rocco è come di consueto (anzi forse un po’ di più) malinconico, ma si tratta, questa volta sicuramente più delle altre, di quella malinconia perniciosa, che spinge più all’autoannientamento, che rischia di contagiare non solo i coprotagonisti ma anche il lettore, e questo ha reso meno graffiante il personaggio, che, seppur con qualche sporadica battuta che ha fatto scattare la risata istantaneamente, è rimasto piuttosto sotto tono. E ridottissimi sono stati i momenti che preferisco in questa serie: quelli in cui torna a dialogare con la presenza della moglie defunta, la quale ha gioco duro nel cercare di invitarlo a farsi una nuova vita, e a smarcarsi da questa consuetudine a cui lui rimane avvinghiato.
Le vicende dei comprimari valdostani mi sono apparse un po’ troppo caricate: il cortocircuito di Scipioni (alle prese con tre ragazze contemporaneamente, per di più parenti tra loro), Casella davanti a un nascente amore che stenta a dichiarare, Italo nel tunnel della ludodipendenza, Deruta e D’Intino sempre i soliti imbranati, Fumagalli sempre il solito esaltato (competente ma esaltato), la Gambino sempre la solita complottista (competente ma complottista). Ed evanescenti anche i passaggi dedicati ai comprimari romani, con l’improbabile lettera che Sebastiano lascia a Rocco, dopo aver vigilato sull’amico nell’arco di tutta la degenza.
Quindi classificherei questo romanzo non come un passo avanti nello sviluppo dei personaggi, ma semmai un passo indietro. E non so se attribuire questo dato ad un calcolato progetto tendente ad alimentare l’attesa per sviluppi più eclatanti che (si spera) arriveranno in futuro, oppure semplicemente alla necessità di offrire comunque una nuova uscita ai lettori affezionati pur in assenza di una concreta ispirazione.
Piacevole a leggersi, questo sì, ma forse il peggiore della serie, secondo me.
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S. Bersani, Pacifico, F. Guccini - Le storie che non conosci (Io leggo perchè - 23 aprile 2015)

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