Il primo fiore di zafferano di Laila Ibrahim

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lisolachenonce
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Il primo fiore di zafferano di Laila Ibrahim

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Il primo fiore di zafferano di Laila Ibrahim
Amazon Crossing ed., 2016
Paperback, 252 pagine

Una bellissima storia, da leggere, piena di risvolti umani e per niente banale. L'autrice sostiene che è una storia vera, può darsi che si basi sul racconto della vita degli antenati di qualcuno, ma è scritto magistralmente, l'abilità dell'autrice nello scrivere la trama dà un contributo fondamentale alla storia.
Ambientato in una piantagione della VIrginia a metà '800, subito prima della guerra di secessione, racconta la storia di una donna di colore, Mattie, che viene portata dalle baracche della piantagione alla grande casa per fare da balia alla figlia neonata del padrone.
Tra Mattie e la bambina si stabilisce un legame fortissimo, anche a causa della madre biologica fredda e poco materna, soprattutto quando Elizabeth è molto piccola, ma Mattie resta legata alla propria famiglia e al proprio figlio, che riesce ad andare a visitare una volta la settimana.
Il mondo della piantagione, seppur con un limitato numero di crudeltà volontarie, è semplicemente spietato e disumano, raccontato senza enfasi e quindi ancor più doloroso. Dopo circa 10 anni, Mattie fugge con la propria famiglia percorrendo il sentiero della libertà che la porterà in Ohio.
Anche se Mattie è fuggita, Elizabeth mantiene un rapporto particolare con la famiglia di lei e non riesce veramente ad integrarsi nella società schiavista, nonostante il fidanzamento con il rampollo della piantagione più ricca della valle. Lentamente prende coscienza dell'ipocrisia e delle menzogne dell'ambiente in cui è cresciuta e con un gesto di impensabile coraggio sceglie di lasciare tutto ed andare a vivere altrove, in un altro stato dove la schiavitù è abolita.
La trama è chiaramente molto più ricca, non ve la racconto tutta per non rovinare la lettura. Posso solo dire che il libro trabocca di umanità e ci racconta bene anche l'oscillare di Elizabeth tra 2 visioni del mondo diverse, mentre è bambina e poi ragazzina e poi, quasi suo malgrado, adulta e obbligata a scegliere. Improvvisamente non può più vivere "innocentemente", senza farsi domande, improvvisamente "sa" e deve scegliere: coprire tutto con uno strato di ipocrisia, come fanno tutti intorno a lei? E se non ce la fa, quale scelta le resta?
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