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Dan Brown Il Codice da Vinci
Ed. Mondadori 2003 ISBN 88-04-52341-7 prezzo: non lo so, mi è stato regalato.
Martedì sera durante la cena con dei cari amici, mi é stato chiesto di cosa parlasse il libro e cosa ne pensassi.
Non ci crederete, ma mi sono trovato in difficoltà e dalle espressioni dei visi mi sono accorto di non essere stato chiaro. Ecco il perché di questa recensione: per rimediare "ai danni" dell'altra sera.
"Il Codice da Vinci" non é un libro facile né da giudicare, né da riassumere, in quanto, se ad una prima occhiata appare un semplice thriller, man mano che ci si inoltra nella sua lettura si affrontano argomenti che possono sembrare anticlericali o addirittura eretici, quindi molto pericolosi e difficili da affrontare.
Il libro si può affrontare con tre chiavi di lettura.
La prima è il "semplice romanzo" d'intrattenimento, per cui si possono analizzare la psicologia dei personaggi, il loro peso nella storia e la loro "definizione". Qui forse l'autore avrebbe potuto fare qualcosa di più, stereotipando meno i personaggi e aggiungendo qualche riga per presentarli un po' meglio. Per quanto riguarda la trama del racconto, lo svolgimento delle azioni, il tempismo, la scelta dei luoghi, la storia é indubbiamente avvincente: tempi d'azione stretti, "col fiato sul collo" tanto da risultare carica di suspance e tenerti incollato dalla prima fino all'ultima pagina. Qualcuno potrebbe obiettare che in alcuni punti é forse scontata; in realtà sono convinto che una certa dose di "prevedibilità" giovi al romanzo: il bello dei racconti (e dei film) d'azione é anche riuscire a farsi una propria idea di cosa succederà, per poi poterla verificare. E che emozione, che colpo di scena, quando ci si accorge che la storia non si é svolta come immaginavamo! Se il libro fosse completamente imprevedibile, perderemmo metà del godimento. Per ciò credo che il "Codice" risulti ben godibile da tutti.
Un discorso a parte merita il famoso "McGuffin" di hitchcockiana memoria: in tre parole potremmo dire che il McGuffin é il motivo per cui si svolgono i racconti, "la causa" (se vogliamo) della storia; il perché i personaggi si trovano ad interagire fra loro in quel momento in quella situazione...
Qui penso che stia il colpo di genio dell'autore, il quale non solo è riuscito a creare un romanzo originale con uno dei McGuffin più usati al mondo, il Sacro Graal e la sua ricerca, ma ne ha perfino ipotizzato una nuova interpretazione.
Non dirò altro, per non rovinare la sorpresa, ma credetemi, il Codice merita di essere letto solo per l'enunciazione di questa teoria, che si basa anche sui vangeli agnostici.
E siamo giunti così alla terza chiave di lettura, la vera pietra dello scandalo. Credo che questa rappresenti al tempo stesso la parte migliore del libro e la sua maledizione.
Come dicevo all'inizio, ad una lettura superficiale il libro può (attenti bene, "ipotesi") sembrare eretico e anticlericale; nella realtà, l'autore non fa altro che giustificare in qualche modo il comportamento che la Chiesa Cristiana Cattolica ha avuto nel passato.
Ovviamente l'argomento teologico-religioso é un campo minato, dal quale é difficilissimo uscirne indenni. E purtroppo anche il libro ne rimane vittima.
Tutto ciò perché il suddetto McGuffin si basa su ricerche, teorie e ipotesi abbastanza anomale. Certo: quanti romanzi, quanti saggi e quanti libri sono stati scritti sulla nascita del cristianesimo, sulla sua affermazione nel mondo occidentale e non, sulla difesa sua, dei suoi luoghi sacri e delle sue icone e reliquie, quanti anche sulla ricerca del Sacro Graal.
A mio parere, questo non é né più né meno uno dei molti libri che si occupa di questa ricerca: la sua originalità è nella concezione del Sacro Graal ivi sostenuta e soprattutto nel tentativo di affrontare un discorso teologico in modo realistico e abbastanza plausibile, seppure superficialmente, vista la natura del libro.
Leggendo molte recensioni su IBS.it la maggior parte di queste lo hanno bocciato, perché secondo loro mina (o meglio, potrebbe minare) alla base i principi della religione Cristiana Cattolica. In realtà credo che queste persone non si siano sforzate di leggere tutto il libro, fermandosi alle prime pagine e alle apparenze; non hanno pensato, ma si sono inalberate, compiendo sì un atto di fede nel loro credo, ma volendo omettere realtà di alcuni importanti fatti storici.
Intendo dire che in passato le Chiese, di qualsiasi religione, hanno dovuto fare scelte e adottare particolari comportamenti per affrontare i problemi del momento e superare le avversità con cui qualsiasi religione ha dovuto confrontarsi nel corso della propria storia. Hanno semplicemente fatto scelte politiche, che col senno di poi possono essere giudicate giuste o meno: lo stesso Papa Giovanni Paolo II ha ammesso che in passato sono stati commessi errori (vedi la Santa Inquisizione), quindi non capisco questo accanimento contro un romanzo equo nei giudizi e nel complesso godibile.
Concludendo, se volete leggere un thriller, ve lo consiglio.
Se volete un romanzo che possa fornirvi spunti per ricerche personali, ve lo consiglio.
Se volete leggere un saggio storico/religioso, questo libro non fa per voi.
Buona lettura.
p.s.: grazie a Keoma per lo splendido regalo
_________________ Se non avessi lei, non so che cosa mi resterebbe. Anzi, si che lo so. E non mi servirebbe neanche una cassa per mettercelo dentro.
Ultima modifica di alfiere il gio gen 22, 2004 10:56 am, modificato 2 volte in totale.
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