
Sono utili, inutili o nocivi i libri trash?
In Italia si legge poco e basta dare un'occhiata agli scaffali dei librai in cui sono esposte le novità per rendersi conto che mediamente si legge anche male. Infatti, a riempire gli scaffali sono soprattutto i libri spazzatura, quelli cioè stampati per sfruttare la popolarità di comici, giornalisti e i personaggi televisivi del momento, che però non hanno nient'altro da dire se non ripetere le battute, i commenti, le rimasticazioni della cronaca portati in tivù.
Sere fa mi sono trovata al centro di una discussione in cui alcuni sostenevano che non esistono libri spazzatura ma tutto quello che viene stampato, pubblicato e acquistato ha dignità.
Atri dicevano invece che i brutti libri (inclusi certi romanzi, certe biografie di mezze calzette diventate popolari grazie a mamma tivù) e pubblicizzati come capolavori, insieme con le quotidiane overdosi di pessima tivù inducono un progressivo e inarrestabile abbassamento del livello culturale medio di tutta la nazione. In altre parole, una specie di lobotomia di massa. Altri, infine, sostenevano che se non esistessero libri e giornali trash, facili, banali, inutili a volte volgari, in Italia si leggerebbe ancora meno dunque, anche le cattive letture hanno la loro utilità se portano alla parola stampata chi altrimenti ne avrebbe orrore. Un po' come l'antidoto all'analfabetismo di ritorno.
Cosa ne pensate voi, bookcorsari? A me le argomentazioni che ho esposto sono sembrate facili, banali, un po' da "bar dello sport". Io penso che il problema dell'utilità o meno dei libri trash e della loro stessa esistenza sia un po' più complesso. Però prima di esprimere il mio parere vorrei sentire il vostro.
Un grazie di cuore a chi vorrà rispondere.
e un ciao da Lisa
